Tito

non è esattamente un personaggio storico, ma piuttosto la metafora di un piccolo dittatore. Come già in “La verità che adesso tace” , Tito esprime un momento di sfiducia nei confronti della giustizia, di chi “spavaldo vince ingiustamente”, “[compete] con trucchi di magia / e [ride] dell'immoralità”. Si legge tra le righe anche una dimensione domestica di questo piccolo dittatore, che si fa padre-padrone in casa (l'io narrante è una madre, “depositaria della verità”, i cui figli partono “con le scarpe rotte”. Lei rimane indietro, plausibilmente a casa).