Era ppi sempri

Ritorna il tema del cambiamento come bisogno, quasi un istinto, enfatizzato da un monologo travestito da dialogo: un dialogo con se stessi.
La persona, cambiata, si distacca da una figura dominante che le è stata accanto fino a quel momento, mentre crollano certezze che credeva assolute (e cu ti sta attonnu quannu…è oru e macari ca chiovi non s’arruggia mai) e che invece d’improvviso si rivelano fragili (cca tuttu mi pari di vitru)
Il mondo circostante sembra fare eco all’intenso dolore causato dal distacco. Persino gli elementi della natura appaiono coinvolti (U cielu è curiusu, pari di mammuru/l’aria è lodda non pozzu ciatari/mi sentu ca a terra m’agghiutti).

In questo brano l’uso del dialetto traduce l’espressione istintiva scaturita dall’intimità del dialogo.