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Carziri di Cianciana
Quanti innocenti vengono gettati tra le braccia di un destino amaro. Diceva un vecchio: “Se il mondo fosse governato da chi veramente sa farlo, nessuno subirebbe soprusi. E poi non permettere mai che una madre pianga, piuttosto vivi tutta la tua vita con gli occhi gonfi di lacrime e l’anima afflitta. Ma tu non piangere mai e non soffrire!” Giuseppe Pitrè, grande ricercatore di tradizioni siciliane, ha raccolto tante quartine scritte da carcerati (spesso incise con le unghie sui muri delle celle). Cianciana è un paese dell’entroterra, che ha avuto fama sinistra perché sede di un temutissimo penitenziario.
“Un cunicolo lungo tre metri e alto poco più di un metro e venti nel primo tratto, quello più vicino alla porta, così che per entrarci si doveva quasi strisciare, e nel secondo tratto, la cella vera e propria, alto non più di un metro e sessanta, lungo sì e no due metri e mezzo, le pareti senza intonaco rozzamente scavate all’interno del muro perimetrale, un grosso anello da catena, una finestrella a livello del pavimento munita di una doppia inferriata.” (Andrea Camilleri da “La strage dimenticata” ed. Sellerio 1998)
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